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L'antica Castania |
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Clicca per vedere il progetto del: recupero e rifunzionalizzazione della chiesa di |
Prima un po' di storia
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Scoprire Castania è un piacevole viaggiare attraverso paesaggi, luoghi storici e tappe artistiche a condizione di non lasciarsi inseguire dal tempo. Il paesaggio è reso suggestivo
dall'ampia panoramicità che si gode dalle zone più elevate del versante, da
dove si può spaziare lungo tutta la valle del Fitalia dalle cime alte dei Monti
Nebrodi alla costa del mar Tirreno.
Suggestiva risulta la lussureggiante vegetazione della vallata, nella quale
spicca una fitta macchia mediterranea di alta collina che presenta già
caratteri tipici dei boschi presenti in estensione alle quote più alte.
Nell'insieme, la zona di pertinenza di Castania presenta una vegetazione
che localmente risulta relativamente più giovane a causa del dissesto
idrogeologico che ha sconvolto il territorio determinando un processo di
rivegetazione in continuo sviluppo.
La presenza di acqua, sia in superficie che nel sottosuolo, favorisce tale
rivegetazione, accelerando il processo di amalgamazione delle nuove essenze con
quelle, spesso secolari, presenti in aree limitrofe.
La vegetazione forestale, sia per le caratteristiche climatiche che
edafisiche, si presenta varia ed interessante sotto l'aspetto floristico e
strutturale. La presenza di un bosco sempreverde mediterraneo-temperato è caratterizzato da
associazioni arboree di varia entità, fra cui si citano la roverella, il
leccio, l'orniello ed elementi arbustivi quali cisti, lerici, oltre a
formazioni miste di caducifoglie espresse prevalentemente da essenze quercine
come il cerro, e i popolarissimi faggi.
Tale associazione ha reso equilibrato l'ambiente colturale, determinando
condizioni ottimali di rifugio, nonché di sviluppo della fauna. L'avifauna
risulta ricca di innumerevoli specie tra le quali il colombaccio, l'allocco, il
merlo, il fringuello, il pettirosso, la gazza, ecc.
Numerosi anche i mammiferi, gli insetti ed i rettili; tra i primi si registra la
presenza del riccio, del coniglio selvatico, del ghiro e di varie specie di
ratti, mentre gli insetti e i rettili sono presenti con le classiche specie che
popolano il comprensorio dei monti Nebrodi.
L'area oggetto del presente provvedimento è contraddistinta da un centro urbano
di rilevante interesse documentario, artistico, inserito in un contesto
territoriale di pregio naturale e ambientale sia sotto il profilo
paesaggistico che panoramico.
L'ambiente costruito nelle sue varie componenti architettoniche e produttive si
muove armoniosamente con quello naturale, caratterizzato da una ricca
vegetazione arbustiva ed arborea e da suggestivi angoli panoramici che
consentono la fruizione unitaria di un lontano scorcio del mar Tirreno, verso
cui degradano i frontalieri monti Nebrodi del versante settentrionale costellati
dai caratteristici abitati di Frazzanò, Longi, Mirto e dalla vallata del
Fitalia sulla quale si affacciano i Colli di Castell'Umberto e San Salvatore di
Fitalia ricoperti da una fitta macchia mediterranea associata ad ampie
estensioni di uliveti, noccioleti, vigneti e agrumeti.
Nel periodo primaverile sul giallo tappeto arboreo di succiamele, del trifoglio
e del dente di leone spiccano le rigogliose fioriture di ginestre, dei bianchi
rovereti, della rosa canina, degli alberi di mimosa e di mandorlo.
Uno degli scorci paesaggistici più suggestivi della zona è costituito dai
monumentali ruderi del convento di S. Vincenzo e della chiesa di S. Barbara,
dove in primavera le nude pareti rocciose che li attorniano si colorano di
essenza spontanee tra cui risalta la viola mammola. Le rocce sono una quinta
scenica naturale contro cui si staglia il campanile della Chiesa, colorato da
una slanciata guglia vivacemente policroma.
Sotto il profilo panoramico riveste una rilevantissima importanza il belvedere
di San Nicolò a strapiombo sulla vallata, da cui si gode l'ampio scenario da
esso offerto.
L'epoca di fondazione dell'antico centro urbano, abbandonato definitivamente nel
1931 in seguito al verificarsi di numerose frane, è incerta ma sicuramente
antecedente all'anno 827, anno in cui le fonti archivistiche ne attestano
l'esistenza, riportando la denominazione Quastania.
L'immagine complessiva dell'agglomerato urbano è quella di un organismo tardo
medievale legato alla tradizione contadina in cui si innescano emergenza
architettoniche realizzate tra la seconda metà del quattrocento e la fine del
cinquecento.
Le tipologie edilizie pervenuteci che tramandano il modello insediavi di tipo
agricolo, pur mantenendo la connessione morfologica con l'impianto urbanistico
più antico, nella maggior parte dei casi risalgono ai secoli XVI e XVII.
Gli edifici ad una o due elevazioni fuori terra si articolano generalmente in
due vani sovrapposti. In quello superiore, dotato di tradizionale focolare
centrale, si svolgevano le attività domestiche, quello inferiore era adibito a
magazzino o ricovero di animali. I parametri murari sono costituiti da grossi
conci di pietra arenaria grossolanamente squadrati, posti in opera a secco; le
aperture sono caratterizzate dalla imponenza delle cornici, realizzate con
elementi lapidei monolitici che, nelle abitazioni più abbienti vengono
arricchite con decorazioni.
Il tessuto edilizio cosiddetto minore complessivamente costituisce una
significativa testimonianza di architettura rurale, mediante la quale si possono
agevolmente ricostruire la struttura sociale che lo ha generato ed i ritmi
lavoratici che lo regolavano.
L'importanza di queste tipologie è accentuata dalla progressiva rarefazione a
cui sono soggette, provocata sia dall'abbandono che vengono operate su di esse
stravolgendone completamente l'impianto le peculiarità formali
originarie. Il loro valore storico, documentario, recepito dalla soprintendenza
per i beni culturali, ha prodotto la tutela di queste edificazioni per mezzo
delle misure vincolistiche di cui alla legge 1° giugno 1939 n. 1089.
Sotto l'aspetto monumentale, oltre alle già menzionate strutture chiesastiche,
rivestono particolare rilevanza i resti del castello di Sollima, ubicato alla
confluenza dei torrenti S. Domenico e Castello, e la cinquecentesca chiesa di S.
Francesco, l'unica aperta al culto. Delle antiche strutture monastiche
originariamente annesse al tempio permangono la vicina fontana, un'edicoletta e
la cosiddetta casa di S. Vincenzo, attualmente adibita a magazzino. La chiesa è
affiancata da una bellissima torre campanaria che, oltre a rivestire un
importante interesse storico ed architettonico, si configura quale elemento
caratterizzante del paesaggio.
Il castello, morfologicamente e stilisticamente inscrivibile nel secolo XIII, è
ridotto allo stato ruderale: rimangono soltanto il mastio centrale ed alcuni
tratti di mura delle carceri sotterranee, da cui deriva il toponimo sotto la
currula della vicina strada. Ubicato in posizione dominante rispetto
all'abitato, esso, costituisce un polo visivo di ragguardevole interesse
anche sotto il profilo paesaggistico....; [Tratto dalla Relazione dell'Architetto Barbaro Poletti. Decreto Assessoriale 3 febbraio 1996]
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Il castello "Sollima" |
Sovrasta il vecchio paese di
Castania questo rovinato castello, nel centro del quale sorgeva un'alta
torre di ottima costruzione. Serviva di dimora ai dinasti, di difesa al
paese, di carcere ai rei e di tortura agli imputati, i quali venivano
tormentati o a cavalcioni ad una trave, in fondo alla torre con forti pesi
pendenti ai piedi, o messi in una stanzetta come in un forno, ove da un
buco s'immetteva il fumo e il fetore di escrementi bruciati e simili
lordure, o innalzati con violenti scosse ad una carrucola, legati ad una
lunga fune, che li tenea stretti per i polsi uniti di dietro. La strada
vicina porta il nome di questo sotterraneo carcere, e chiamasi: sotto
la carrucola. Ebbe nome di castel Castano, come dice una antica
tradizione registrata dall'arciprete dott. Vassallo, di cui rimangono
alcuni cenni storici. Cadde con il mero e misto impero, anche opera
degl'impiegati che prima ospitava. [...]
Fra i ruderi è un muro di prospetto ancora esistente in buono stato; vestigia tutto intorno dell'antica magnificenza; resti delle carceri e dei luoghi di supplizio. Nel centro una dimezzata torre, con scala a chiocciola in un angolo a ponente, che metteva ai piani superiori, costruita nel solo spessore dei grossissimi muri. (dizionario illustrato dei Comuni Siciliani)
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Fu un tempo la chiesa madre di Castania. Essa è antichissima. Nicolò arcivescovo di Messina con suo privilegio nel 1178 concede questa chiesa e quella di S. Caterina all'abate dell'abbazia benedettina di Maniace, ed i monaci ad essa destinati amministravano i sacramenti. Il paese divenne greco nel culto, è dedicò il suo miglior tempio a S. Nicolò [...], finché una mattina si trovarono aperte le chiese, spogliati gli altari e i monaci fuggiti col bottino dei sacri arredi. I castanesi tediati dalla cattiva condotta dei monaci di Maniaci , e temendo il loro ritorno alle abbandonate cure, trascurarono queste chiese e fabbricarono la nuova chiesa madre, in un punto più centrale.
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La chiesa di S. Nicolò |
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Convento dei Domenicani |
Il santo patrono di Castania (Castell'Umberto) fu prima la concittadina S. Marina ed in seguito S. Vincenzo Ferreri, che si venera tutt'ora. (si festeggia in fatti il 4 e 5 Aprile, il 26-27 e 28 Agosto e il 28 Dicembre) Predicava in Catania il beato Giovanni Pistoia, domenicano, e le sue prediche producevano copiosi frutti spirituali. Tutti vi accorrevano a folla e fra gli altri alcuni castanesi che per loro negozi si trovavano in quella città. Rimasero costoro commossi dalle affascinanti parole di quel servo di Dio e lo pregarono di volersi benignare visitare la loro patria nel giro della sua missione. Accetto il beato e si recò a Castania. L'annunzio della Parola di Dio fece gran frutti nella popolazione. Il beato in una delle sue prediche narrò i miracoli che il nostro Signore aveva operato ed operava ad intercessione di S. Vincenzo Ferreri, di fresco canonizzato, e propose ai castanesi di eleggerlo per loro patrono, assicurandoli che ne avrebbero sperimentato una valevole protezione in tutti i bisogni. Terminata la missione il Beato Pistoia (discepolo e molto devoto di S. Vincenzo) si partì da Castania. Arrivato al promontorio chiamato Caloì in vista del popolo, che piangendo l'accompagnava, fece l'ultima sua predica [...] e aggiunse: Guardate, io tiro questa pietra , vedete dove va a fermarsi, ed ivi alzerete un convento del mio ordine a S. Vincenzo Ferreri, che sperimenterete più valevole di quanto io v'abbia predicato. Cosi dicendo rotolò dal quel promontorietto la pietra e se ne partì. Ritornati i castanesi segnarono il luogo dove s''era fermata la pietra rotolata da Caloì, ed ivi eressero il convento ed una chiesa, sostituita in seguito dal maestoso tempio, che costò ai devoti castanesi trentamila scudi.
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Sita
nell’omonima contrada essa fu costruita sui resti di una Chiesa
precedente, che comprendeva la Sagrestia e parte della Chiesa attuale, ad
un livello di circa tre metri più basso, presumibilmente nel 1574, anno
della fondazione del Convento dei Minori Conventuali annesso alla chiesa
medesima; essa fu restaurata nell’anno 1633 ad opera di certo frate
Bernardino della compagnia di Gesù, come si legge nella trabeazione del
primo altare di sinistra; la chiesa costruita da maestranze locali, fa
parte di
quella architettura paesana spontanea che si riscontra in molte parti
della Sicilia, a in questa è evidente il contrasto tra la semplicità
francescana del prospetto e la ricca decorazione pittorica e scultorea
dell’interno, dell’abside e della sagrestia. Il
prospetta della chiesa a due spioventi, si presenta molto semplice ed
armonioso; esso è composto da un bel portale finemente decorato,
sormontato da tre finestra, una mediana e due più piccole ai lati, ed una
scalinata che un tempo conduceva all’ingresso dell’ex Convento ed al
Campanile Del
convento oggi rimane un corridoio di circa m 2.50 di larghezze e profondo
per tutta la lunghezza della chiesa; mentre la sua copertura è la
continuazione dello spiovente del lato sinistro della Chiesa stessa; la
ricca biblioteca, opere di grande valore, che trovasi in detto convento,
è andata purtroppo perduta dopo il 1860; L’interno
della Chiesa è ad unica navata e termina con l’abside quadrangolare;
nella parte inferiore si trova il coro di legno; nella parte superiore si
trova la cantoria con un organo di legno intagliato; la sagrestia, a cui
si accede dal coro aveva un soffitto in legno dipinto con cassettoni per
la conservazione dei paramenti. Il
soffitto della Chiesa è in legno decorato con motivi floreali in esso
sono incastonati, ai lati quattro quadri su tela raffiguranti Giuditta, il
sacrificio di Isacco, il battesimo di Gesù, la samaritana; al centro un
quadro grande raffigurante la Resurrezione di Cristo; in un quadro di
questi si legge il nome del pittore Dominici Giordano.
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La chiesa di S. Francesco d'Assisi |
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particolare dell'organo datato 1724
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particolare del soffitto della chiesa |
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La chiesa di S. Barbara La chiesa della Vergine e Martire Santa Barbara esisteva nel 1472, si ignora però l'anno preciso della sua fondazione. Al suo interno si trovavano, tre altari, atti alla celebrazione della S. messa, cioè il primo dedicato alla gloriosa S. Barbara, il secondo a S. Gaetano, e il terzo a S. Lucia. Nella sacrestia si conservavano i registri parrocchiali, gli argenti e i paramenti. L'altare maggiore, ospitava un grande quadro di circa 6 metri di altezza raffigurante il martirio della Santa, completavano l'arredamento sacro un'altra statua di S. Barbara di circa 2 metri e un quadro di S. Bartolomeo. La facciata conteneva in una nicchia di pietra una piccola statua di S. Barbara che oggi si trova incastonata nella torre campanaria della nuova chiesa Madre di Castell'Umberto. Nel millecinquecento....??? i padri Domenicani, sotto l'aspetto di volerla sostituire alla loro chiesa cadente procurarono di averne il possesso dall'Arciprete don Paolo Rizzo (parroco dal 1558 al 1582), ma la concessione non avvenne. Durante i lavori della chiesa madre di Castania, dal 28 gennaio 1902 funzionò da parrocchia. In seguito, quando la chiesa madre fu abbandonata a causa delle frane servì da magazzini, lì furono messi i quadri e altri suppellettili. Oggi spicca per raffinatezza d'arte il campanile. Lavorato in pietra maiolica di Naso, con cromia giallo-ferracia in terracotta. Queste pietre, costituivano le cuspidi policrome di numerosi campanili attestanti in questa zona dal '500 al '700, la cui tipologia, piuttosto diffusa in area siciliana, sembra tuttavia risalire ad epoca più antica. La chiesa chiusa da diversi anni per restauri a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali è stata consegnata alla Parrocchia il 6 agosto 1999. |