Castania

Sorto Castell’Umberto, Castania, ne diventa il centro storico, riconosciuto come tale nel 1998 nelle linee guida del piano territoriale Regione Sicilia.
Castania, oggi, racconta il passato attraverso i vicoli sui quali si affacciano le caratteristiche case in pietra arenaria, attraverso i ruderi del castello, delle chiese, dell’antico frantoio, delle fontane.

mappa21000Il Catasto Borbone – Castania 1853


 Il Castello
Salendo su un’altura, a dominare la Valle del Fitalia, il “Castello”.
I Bizantini, al tempo dell’invasione Saracena intorno all’800, per difendere il territorio, predisposero un sistema di fortificazioni che prevedeva la costruzione di torri dislocate in punti strategici.
La torre centrale del “Castello”, con la sua struttuta quadrata, caratteristicamente bizantina, è, probabilmente, da ricondurre a questo sistema di fortificazione.
Questa tipologia architettonica, si può interpretare, anche, come una struttura di mezzo, detta di incastellamento cioè posta tra il casale ed il castello (l’incastellamento medievale è un fenomeno riconducibile al processo della mutazione feudale avvenuta tra X e XII secolo).
Probabilmente, è stato, durante la signoria dei Sollima (1553), che il castello ha conosciuto momenti di grande vitalità.
L’idea del castello medievale rimanda, facilmente, a luoghi comuni, che hanno influenzato l’ immaginario popolare. Si racconta, di sale di tortura, di sotterranei che nascondono segreti e tesori, di principi dispotici detentori sui propri sudditi del diritto di vita e di morte, di apparizioni notturne, di lamenti sommessi.
Questo modo di immaginare la vita in un castello, ha influenzato, anche, Francesco Nicotra, che in “Castell’Umberto-Dizionario illustrato dei Comuni siciliani” scrive: «serviva di dimora ai dinasti, di difesa al paese, di carcere ai rei e di tortura agli imputati, i quali venivano tormentati o a cavalcioni ad una trave, in fondo alla torre con forti pesi pendenti ai piedi, o messi in una stanzetta come in un forno, ove da un buco s’immetteva il fumo e il fetore di escrementi bruciati e simili lordure, o innalzati con violenti scosse ad una carrucola, legati ad una lunga fune, che li tenea stretti per i polsi uniti di dietro.
La strada vicina porta il nome di questo sotterraneo carcere, e chiamasi: sotto la currula. Ebbe nome di castel Castano…»

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Chiesa Santa Barbara

Attraverso un vicolo, che dal castello scende verso il centro di Castania, giungiamo alla chiesa di Santa Barbara, esistente già nel 1472, della quale però si ignora l’anno di fondazione. Al suo interno si trovavano, tre altari, il primo, dedicato a Santa Barbara, il secondo, a San Gaetano e il terzo, a Santa Lucia.
L’altare maggiore, ospitava un grande quadro di circa 6 metri di altezza raffigurante il martirio della Santa. Completavano l’arredamento sacro, un’altra statua di Santa Barbara e un quadro di San Bartolomeo.
La facciata conteneva, in una nicchia di pietra, una piccola statua della santa, che oggi si trova incastonata nel prospetto della nuova chiesa Madre di Castell’Umberto. Durante i lavori, nella chiesa madre di Castania, funzionò da parrocchia. In seguito, quando la chiesa madre fu abbandonata, a causa delle frane, servì da magazzino.

Spicca, per raffinatezza d’arte, la cuspide del campanile, lavorata in pietra maiolica di Naso, con cromìa giallo-ferracia in terracotta.
Queste pietre, costituivano le cuspidi policrome di numerosi campanili di questa zona dal 1500 al 1700, la cui tipologia, sembra tuttavia risalire ad epoca più antica.
Restaurata nel 1996.

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Convento Domenicano – Chiesa di San Vincenzo

Accanto la Chiesa di Santa Barbara, incontriamo il Convento Domenicano con l’annessa Chiesa, dedicata a San Vincenzo Ferreri. Fondato dal Beato Giovanni di Pistoia, nel 1444, gestito dai Frati Domenicani, fu centro importante, sia dal punto di vista religioso, che economico.
… Era convento di studi e pria della soppressione dei monaci si era iniziata la fabbrica per il noviziato. Aveva un tempio maestoso, di ordine toscano, a tre navate con archi e colonne di pietra castanese. Le colonne alte e tutte d’un pezzo, imponente la gradinata d’accesso e splendida la porta maggiore. Vi erano un quadro di buon pennello, preziosi affreschi del Paladino, ed un altare di finissimo marmo (Nicotra).
Oggi, nell’ambito di un programma di rivalutazione del territorio e di sviluppo socioculturale, ciò che rimaneva del convento e della chiesa, è stato trasformato in un auditorum all’aperto.
Ecco uno stralcio della Relazione al progetto per la realizzazione di un Auditorium degli Architetti Triscari Sebastiano e Liuzzo Sebastiano, che hanno curato progettazione e realizzazione: … di quel che fu la quattrocentesca chiesa di San Domenico, rimangono l’abside centrale con le due cappelle absidali laterali, di cui una ancora integra nella sua configurazione muraria; il campanile ricoperto di edera, una piccola parte della pavimentazione delle navate, alcuni elementi colonnati, tutto intorno reperti archeologici di pregio, tracce delle mura laterali della sacrestia e tracce del convento domenicano.
L’insieme, presenta elementi decorativi di pregio in pietra arenaria locale, vanto della tradizionale abilità degli scalpellini locali.
… la principale preoccupazione del progetto… è stata quella di recuperare i ruderi dell’antica Chiesa di San Domenico, allo scopo di conservare la memoria storica dell’antico “Borgo di Castania”…
Un’altra finalità del progetto è stata quella di restituire uno scorcio dell’antica scena urbana, svelando, attraverso la ricomposizione planimetrica, e geometrica, parte della struttura del tessuto, oggi non più morfologicamente leggibile …
… Con il progetto non si è voluto restituire in modo identico ciò che il tempo ha inesorabilmente degradato, ma ricostruire, attraverso un’atmosfera definita e controllata progettualmente, la memoria storica del centro abbandonato, con una serie di rimandi capaci di conferire una nuova dimensione spaziotemporale al luogo, collegando passato e presente in un moto emozionale.

 


“U Chianu a Vucciria” è il luogo che si poneva come punto nevralgico della vita sociale e politica dei castanesi, costruito all’epoca dei Normanni si affaccia sulla valle del Fitalia.
Così descritto da Don Carmelo Catania (sacerdote originario del luogo e cultore di storia) in “riflessioni tra memoria e storia”:
«… era il luogo dove i giurati della comunità rendevano note le decisioni del paese e dove successivamente i feudatari… esercitavano il loro potere col diritto di vita e di morte sui cittadini… c’è un punto che si chiamava “balata u culo”: il nome deriva dalle punizioni che i giudici irrogavano sui malcapitati. C’era il supplizio di una specie di forca e quando le mancanze erano gravi, si legava mani e piedi il condannato e si faceva scendere dalla forca innalzata a tre metri dal suolo più o meno violentemente sulla lastra di pietra detta “balata u culo”. Così battendo il deretano sulla pietra, il malcapitato espiava le sue mancanze. Si dice che nelle mancanze più gravi mettevano sulla lastra di pietra una tavola di chiodi acuminati e spesso il condannato moriva, onde il nome di “ucciria” cioè uccisione».
Sembra più probabile, però, che il nome piuttosto che ucciria, sia vucciria e stia ad indicare un luogo di voci, un mercato e non un luogo di mortali torture. Poco oltre, la “funtana a chiazza”, luogo importante perché sosta obbligata per i viaggiatori che vi trovavano ristoro, importante perché si andava quotidianamente ad attingervi acqua per il fabbisogno della famiglia. Sempre lì, le donne si ritrovavano per lavare i panni; siamo vicini alla Chiesa di Santa Barbara e al monastero Domenicano.
Ed è sempre una fontana, forse questa, che ritorna, come luogo magico, dove presente e passato si incontrano, nel romanzo di Roselina Salemi, ispirato da questi luoghi, “La fontana invisibile”.

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Chiesa San Nicola

Di questa chiesa, situata nella parte più bassa di Castania, oggi, rimangono il campanile e i muri perimetrali.
Eccola descritta nel ricordo di chi l’ha vista quando ancora fungeva da luogo di culto:
«…Altra chiesa che io ricordo ancora aperta al culto era quella di San Nicola, ai margini bassi del paese. Essa aveva il tetto a cassettoni con rosoni in legno coperto di oro zecchino e con scene in affresco della vita di S. Nicola. Questa chiesa fu la prima matrice di Castania, e la costruzione di essa, risale al secolo XII. Era amministrata dai Basiliani di Maniaci protetti dai feudatari Normanni, ma poco ben visti dalla popolazione perché rapaci e vessatori», Don Carmelo Catania – Riflessioni tra memoria e storia.

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Chiesa San Francesco

Il prospetto della chiesa a due spioventi, si presenta molto semplice ed armonioso; esso è composto da un bel portale finemente decorato, sormontato da tre finestre, una mediana e due più piccole ai lati, ed una scalinata che un tempo conduceva all’ingresso dell’ex Convento ed al Campanile.
Del convento oggi rimane un corridoio di circa m 2,50 di larghezza e profondo per tutta la lunghezza della chiesa; mentre la sua copertura è la continuazione dello spiovente del lato sinistro della Chiesa stessa; la ricca biblioteca, con le sue opere di grande valore, che si trovava in detto convento, è andata purtroppo perduta dopo il 1860; L’interno della Chiesa è ad unica navata e termina con l’abside quadrangolare; nella parte inferiore si trova il coro di legno; nella parte superiore si trova la cantoria con un organo di legno intagliato; la sagrestia, a cui si accede dal coro aveva un soffito ligneo a cassettoni finemente decorato.
Il soffitto della Chiesa è in legno decorato con motivi floreali, in esso sono incastonati, ai lati quattro quadri su tela raffguranti Giuditta, il sacrificio di Isacco, il battesimo di Gesù, la samaritana; al centro un quadro grande raffigurante la Resurrezione di Cristo; in un quadro di questi si legge il nome del pittore Dominici Giordano.
Nelle pareti laterali si trovano molti affreschi, alcuni dei quali raffiguranti San Pietro, San Paolo e la vita di Sant’Antonio. Ai lati si trovano 5 altari e nell’abside l’altare maggiore: il secondo altare da sinistra, dedicato alla Madonna della Catena, fu costruito nel 1663, lo stesso anno che si legge nell’architrave della finestra centrale del prospetto; nello stesso lato un altro altare dedicato all’Immacolata reca la data del 1752; esso è sicuramente una delle maggiori opere esistenti nella chiesa: la nicchia è ricavata nella parete ed è limitata tutta intorno da una cornice in lieve aggetto; due colonne scanalate, con capitelli corinzi, sorreggono l’alta trabeazione e il frontone è spezzato a segmento; la parte centrale del frontone, a lieve aggetto della parete e con bellissimo disegno, conclude l’altare; il tutto finemente lavorato e decorato. Sita nell’omonima contrada fu costruita presumibilmente nel 1574 anno della fondazione del Convento dei Frati Minori Conventuali, annesso alla chiesa medesima sui resti di una Chiesa precedente, che comprendeva la Sagrestia e parte della Chiesa attuale, ad un livello di circa tre metri più basso. Fu restaurata nell’anno 1633 ad opera di certo frate Bernardino della compagnia di Gesù, come si legge nella trabeazione del primo altare di sinistra; la chiesa, costruita da maestranze locali, fa parte di quella architettura paesana spontanea che si riscontra in molte parti della Sicilia, a in questa è evidente il contrasto tra la semplicità francescana del prospetto e la ricca decorazione pittorica e scultorea dell’interno, dell’abside e della sagrestia.